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Il Barocco leccese

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Il Salento è ricco di storia e di arte. In particolare, Lecce, il capoluogo di provincia più orientale d’Italia, è rinomata per la ricchezza e lo sviluppo dell’arte barocca in pietra leccese, un calcare malleabile e molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Si parla, infatti, di barocco leccese e, per la bellezza dei suoi monumenti, la città è definita la “Firenze del Sud”.
Salento à la Carte è orgogliosa di segnalare che questa città figura tra le top ten destinations a livello mondiale, consigliate da Lonely Planet, autorevole casa editrice australiana che pubblica guide turistiche che coprono tutto il mondo. Lecce compare per la prima volta in “Best in Travel 2010”, pubblicazione, dove sono indicate appunto le dieci migliori destinazioni e le più appetibili in assoluto. Rivolgetevi con fiducia al nostro team: metteremo a vostra disposizione le guide turistiche più preparate, che sapranno farvi vivere la magia del barocco e vi aiuteranno a non perdervi nella foresta di simboli, sculture, cariatidi femminili, fregi, festoni di fiori e frutti di cui è ricca la città di Lecce e i centri “minori” del barocco salentino.
Ci occuperemo, altresì, di tutte le vostre esigenze logistico - organizzative connesse al vostro soggiorno nel Salento formulando proposte personalizzate, insomma ... à la Carte! Vi spettiamo numerosi!

Il termine barocco viene fatto risalire allo spagnolo barrueco e al portoghese barocco che stanno ad indicare “perla irregolare”.Tra il XVII e il XVIII secolo, la maestria di decine di scultori, artigiani e artisti che seppero lavorare la locale pietra, così tenera che poteva essere scolpita con un coltello, contribuì a fare di Lecce la capitale del barocco. In città le decorazioni barocche vengono anche definite ”opere de curtieddu”. Il tufo calcareo, facilmente lavorabile, veniva reso resistente alle intemperie grazie ad un singolare procedimento, che prevedeva che la pietra fosse immersa nel latte. L’acido lattico, infatti, una volta penetrato nella porosità del tufo, avrebbe creato uno strato impermeabile preservando la pietra nel tempo e facendogli anche assumere il colore ambrato che oggi possiamo ammirare.

Facciamo ora un passo indietro nel tempo. Durante il vice regno spagnolo (Regno di Napoli), Lecce, proclamata capoluogo della Puglia (1539), divenne sede di importanti organi amministrativi e giudiziari, nonché la residenza di numerosi funzionari, professionisti e aristocratici che preferirono abbandonare la campagna e i centri periferici per trasferirsi in città. Il tessuto urbano della città si arricchì di palazzi e di edifici laici e religiosi, rispettosi dei gusti del tempo. Il profondo rinnovamento fu promosso dagli ordini religiosi, principalmente dai Gesuiti e i Teatini, che lo affrontarono proponendosi di cancellare le eresie culturali, allora profondamente vive nella società meridionale.

Quella del Barocco leccese è l'epoca durante la quale aristocratici e ricchi borghesi volevano dimostrare il loro potere, la loro forza, la loro potenza e perciò facevano a gara per innalzare, soprattutto nelle chiese, cappelle, monumenti funerari e altari, tutti stracarichi di simboli araldici, di iscrizioni dedicatorie e di stemmi. Ovviamente anche le facciate delle loro residenze, per non venir meno al gusto del tempo, avevano portali, finestre, balconi, mensole, colonne angolari, sulle quali c'era lo stemma o il santo protettore della casata, stracolmi di ornamenti e di decorazioni. Nulla era lasciato al caso, tutto era finalizzato a dimostrare, sia ai pari sia al popolo, il ruolo sociale che spettava o veniva rivendicato da ogni famiglia.

Quello che in altre città è stato sfoggio di travertini e marmi pregiati, di stucchi e affreschi, a Lecce e nei principali centri salentini del periodo è stato un ricorrere al tenero calcare locale, capace di assumere, per mano di esperti artigiani, le più bizzarre forme suggerite dall’immaginazione. Uomini e animali fantastici come l’infedele e il dragone, elementi simbolici come mostri ed arpie, richiami all’alchimia e alla massoneria come compasso e squadra, putti e maschere grottesche sono le decorazioni tipiche del barocco salentino. Singolare la rappresentazione della parte terminale di un atanor, fornello usato in alchimia per unire gli opposti e rigenerare se stessi.

Del lungo periodo, che cambiò la città e la provincia di Lecce, è doveroso ricordare i principali artefici e i protagonisti che si susseguirono per quasi due secoli: Giovanni Maria Tarantino, Gabriele Riccardi, Francesco Antonio e Giuseppe Zimbalo, Placido Buffelli, Cesare Penna (suo il gran naso a lato del rosone sulla facciata della Basilica di S. Croce a Lecce), Giuseppe Cino nonché Mauro ed Emanuele Manieri.

Tra i pittori e i decoratori non si possono dimenticare il copertinese Gianserio Strafella, i gallipolini Giandomenico Catalano e Giovanni Andrea Coppola, i leccesi Oronzo Tiso e Antonio Verrio. Avvincente la vita di quest'ultimo: per un po' di anni, figlio d'arte, lavorò a Lecce, dove realizzò alcune grandiose tele nel Duomo, a Sant'Irene e in edifici civili. Successivamente, dopo alcuni anni trascorsi in Francia, si stabilì definitivamente in Inghilterra diventando pittore di corte di Carlo II Stuart, prima, e, alla morte di quest’ultimo, di Giacomo II. Sebbene fosse retribuito lautamente, era perennemente squattrinato per cui fu costretto a lavorare per moltissimi anni al castello di Windsor oltre che in altre grandiose residenze londinesi. Ancora oggi la sua fama nel Regno Unito è notevole e non ha pari rispetto a quella riservatagli nel luogo natio.

Un fenomeno, questo del Barocco, che interessò largamente anche la provincia, dove chiese e palazzi fanno tutt’ora bellissima mostra di sé. Nella piazza di Galatina la grandiosa Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, così come a Galatone quella del Crocefisso. Il barocco è presente a Nardò, con la Chiesa di S. Domenico, i cui motivi decorativi sono intagliati in carparo scuro, e con la bella Piazza Salandra; a Gallipoli, con l’attraente Cattedrale di Sant’Agata in carparo giallino, a Melpignano, con la Chiesa del Carmine con a lato il convento degli Agostiniani, e in tanti altri piccoli centri della provincia di Lecce.

Si comprende ora il genuino stupore che colpì i viaggiatori, amanti della scultura e dell’arte, che visitarono Lecce e il Salento nel XIX secolo. Il tedesco Ferdinand Gregorovius dichiarò di “ non aver visto facciate con decorazioni tanto ricche come qui”. Il francese Paul Bourget vide nel barocco leccese “fantasia lieve, folle eleganza e grazia felice”. L’inglese Martin Brigs soffrì a Lecce dellla sindrome di Stendhal, che è un particolare stato d’animo che colpisce il visitatore particolarmente sensibile al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza.

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