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Luoghi del sacro

Cripta - OrtelleCripta - Ortelle
Ricco e affascinante è il vissuto religioso del Salento: si narra che San Pietro, proveniente da Antiochia e diretto a Roma, scelse questo lembo d’Italia per cominciare ad evangelizzare la penisola. Chiese, lapidi, atti votivi, paesi a lui intitolati testimonierebbero la sua permanenza e la sua missione. Una pia tradizione racconta di una roccia a Nardo’ che recherebbe l’impronta della mano dell’Apostolo; a Galatina, invece, nella chiesa a lui dedicata si conserva una pietra sulla quale il Santo avrebbe riposato.

La moltitudine di cripte, cattedrali, basiliche e santuari testimoniano, senza ombra di dubbio, la profonda religiosità del popolo salentino e la circostanza che anche i piccoli insediamenti rurali parteciparono allo sviluppo degli itinerari religiosi, che consentivano ai fedeli di raggiungere Roma e pregare sulle tombe dei primi apostoli, Pietro e Paolo, ovvero di raggiungere un porto d’imbarco per la Terra Santa.

Non deve sorprendere, pertanto, se il fenomeno degli insediamenti rupestri ha raggiunto, nel Salento, vertici assoluti e se lo stesso è ancora ben osservabile in considerazione dell’elevato numero di testimonianze, spesso ben conservate, giunte sino ai nostri giorni. Questi luoghi di sacralità risalgono al periodo che, grossolanamente, va dall’VIII al XIV secolo e si articolano in due soluzioni architettoniche ben distinte: lo scavo in profondità (Cripte) e la costruzione in sopraelevazione (Chiese).

A coloro i quali, spinti da motivazioni spirituali e interessi religiosi, riservano la loro attenzione ai luoghi di culto e alle molteplici opere d’arte ivi contenute, e colgono anche l’occasione per visitare il territorio in cui sono insediati, il team di Salento à la Carte offre la massima assistenza per l’allestimento di proposte ed itinerari su misura, scelti nell’ambito del patrimonio artistico – religioso veramente straordinario che rende il Salento una destinazione ideale anche per il turismo religioso. Contattateci, sapremo offrirvi emozioni e sensazioni che contribuiranno ad arricchire la vostra crescita interiore, valorizzando anche gli altri aspetti di questa che è certamente una nuova cultura del viaggiare. Tanto e molto di più vi offrirà l’itinerario attraverso i numerosi luoghi della sacralità salentina che vogliamo proporvi per rendervi partecipi della nostra storia, della nostra cultura e della nostra profonda coscienza religiosa, coniugando tutto con i vostri desideri, cioè … à la Carte!

Le cripte erano luoghi di culto edificati dai monaci fuggiti dall’oriente per scampare alla lotta iconoclasta, e in essi vissero secondo la regola di san Basilio, coniugando la vita attiva a quella contemplativa. Il paesaggio rurale ne è costellato, e fortunatamente sono quasi tutte in buono stato e ricche di affreschi. Speciale menzione merita qui, per la sua riconosciuta importanza storica, la cripta delle Sante Marina e Cristina, ubicata nei pressi di Carpignano Salentino (Lecce), perché gli affreschi in essa conservati sono riconosciuti essere i più antichi di Puglia (vanno dal 959 sino alla seconda parte dell’XI secolo). La loro datazione è stata resa possibile dalla presenza di iscrizioni in greco riportanti i nomi dei committenti e degli artisti che li hanno realizzati. Circostanza questa piuttosto singolare che ha consentito agli studiosi di arte medievale non solo di datare le opere ma anche di eseguire una più esatta interpretazione dei molti altri affreschi che arricchiscono le pareti delle numerose cripte disseminate sul nostro territorio. La planimetria di questi luoghi di culto greco-bizantino è varia: quelle più antiche sono a navata unica, spesso absidata; quelle a doppia navata con pilastro centrale sono più complesse e, pertanto, successive alle prime; quelle, infine, a tre navate absidate adottano un impianto usato poi per le chiese a pianta centrale. La lingua delle iscrizioni è il greco, gli affreschi raffigurano, senza alcuna indulgenza per la prospettiva, le figure imponenti dei santi più invocati, rappresentati con espressione ieratica e rapita dal divino.

Ma all’ispirata e sentita devozione dei monaci basiliani si contrappose, all’incirca nello stesso periodo storico, l’opportunismo di duchi, principi, signori fondiari, e molti atri che oggi definiremmo arrampicatori sociali che si dedicarono alla costruzione di chiese rurali. La loro diffusione sul territorio era così capillare da assicurare la cura animarum delle popolazioni rurali. Il controllo, che su queste popolazioni derivava dalla costruzione di una chiesetta, offriva alle famiglie promotrici visibilità e influenza e, a quelle che già ne fruivano, la possibilità di aumentare il proprio prestigio. Inoltre, era stato osservato che le campagne intorno alle chiesette, cappelle e monasteri, avevano fatto registrare un maggior sviluppo economico rispetto a quelle prive di simili insediamenti. Quindi, la costruzione di chiese e, in genere, di luoghi di culto, agiva da fattore di promozione economica a vantaggio, naturalmente, dei possidenti dei vasti latifondi terrieri.

Nel tardo medioevo, l’abbandono delle campagne non mancò di influenzare il sistema delle chiese rurali. E’ l'epoca in cui aristocratici e ricchi borghesi trasferirono la loro residenza dalla campagna in città. Per dimostrare il loro potere, la loro forza, la loro potenza, fecero a gara per innalzare, soprattutto nelle chiese cattedrali e nelle basiliche di quello che poi sarà chiamato il barocco salentino, cappelle, monumenti funerari e altari, tutti stracarichi di simboli araldici, di iscrizioni dedicatorie e di stemmi. Ovviamente, anche le facciate delle loro residenze, per non venir meno al gusto del tempo, si adornarono di portali, finestre, balconi, mensole, colonne angolari, sulle quali c'era lo stemma o il santo protettore della casata, stracolmi di ornamenti e di decorazioni. Nulla era lasciato al caso, tutto era finalizzato a dimostrare, sia ai pari sia al popolo, il ruolo sociale che spettava o veniva rivendicato da ogni famiglia.

Le cattedrali salentine, che ci emozionano per l’eleganza delle loro facciate, decorate con raffinati fregi barocchi, rappresentano la più alta espressione di fede nell’arte. Ci limitiamo, qui, a segnalare alcune cattedrali/basiliche ciascuna delle quali, da sola, giustificherebbe una vostra visita nel Salento.

A Lecce, Piazza Duomo offre uno spettacolo unico. Accanto alla cattedrale, dedicata alla Vergine Assunta e ricostruita tra il 1659 e il 1670 dal famoso architetto Giuseppe Zimbalo, si innalzano l’imponente campanile dello stesso artista, il seminario e l’Episcopio. Sempre a Lecce non si può mancare di segnalare la Basilica di Santa Croce con l’ex Convento dei Celestini. Alla sua costruzione, iniziata nel 1549, si succedettero l’architetto e scultore Gabriele Riccardi, Francesco Antonio Zimbalo, Cesare Penna senior e il sopra citato Giuseppe Zimbalo, nipote del citato Francesco Antonio. La Basilica di Santa Croce è stata unanimemente riconosciuta essere il più famoso ed espressivo esempio del barocco leccese. L’interno della chiesa è così armonioso e composto, da rievocare le chiese rinascimentali e, quindi, le opere del grande Brunelleschi.

La cattedrale di Sant’Agata a Gallipoli è un altro armonioso esempio di arte barocca. Le belle teste d’angelo e gli elementi decorativi della parte superiore della costruzione, realizzati in carparo proveniente dalle vicine cave, sono stati attribuiti al già citato Giuseppe Zimbalo. Il tesoro della cattedrale è rappresentato da circa cento tele, di notevoli dimensioni – alcune superano gli ottanta metri quadrati - realizzate tra il XVI e il XVIII secolo da pittori locali e napoletani.

A Nardò, nei pressi della pittoresca piazza Salandra delimitata da edifici barocchi, troviamo la Cattedrale romanico - gotica, fondata nel 1090 dai benedettini e poi ricostruita e ingrandita tra il XIII ed il XIV secolo.

Quella di Otranto, dedicata all’Annunziata, costituisce, invece, un esempio di architettura paleo-cristiana. La costruzione, originariamente romanica e risalente al 1080, propone sia lo stile barocco (portale) che il gotico - siciliano (rosone). Qui Pantaleone, monaco e mosaicista greco, realizzò tra il 1163 ed il 1166 circa il pavimento a mosaico con scene che evocano la nascita della vita. E’ un’espressione artistica veramente unica e di valore eccezionale. Suggestiva la cripta, suddivisa in cinque navate sorrette da quarantadue steli di colonne (settantadue se si contano quelle addossate alle pareti).

Il Duomo di Taranto la cui costruzione risale al X-XI secolo con la facciata barocca del 1713. All’interno ci sono tre navate su colonne con capitelli romani, bizantini e romanici. Sotto il presbiterio, si trova la cripta del X-XI secolo con un sarcofago cristiano e resti di affreschi bizantineggianti del XII secolo.

Sul colle più alto del caratteristico centro medioevale di Ostuni, merita una visita la Cattedrale risalente alla fine del XV secolo, con singolare facciata tardo-gotica e con tre portali e tre rosoni.

Un cenno, infine, merita il Santuario di Leuca che, visitato sia da Papa Giovanni Paolo II sia da Benedetto XVI, è stato riconosciuto come Chiesa Giubilare oltre che Basilica Minore.

A coloro i quali, spinti da motivazioni spirituali e interessi religiosi, riservano la loro attenzione ai luoghi di culto e alle molteplici opere d’arte ivi contenute, e colgono anche l’occasione per visitare il territorio in cui sono insediati, il team di Salento à la Carte offre la massima assistenza per l’allestimento di proposte ed itinerari su misura, cioè … à la Carte!
LUOGHI DEL SACRO: Photo Gallery
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